Per chiunque fosse a digiuno di horror, è doveroso spendere due parole sui Miti di Cthulhu, partoriti dalla mente di H.P. Lovecraft nei primi anni novanta. Stiamo parlando di una versione della storia in cui il nostro universo era abitato da antiche creature, che in alcuni casi possono riaffiorare anche nel presente, risvegliate per sbaglio o raggiunte tramite visioni oniriche. Con queste storie Lovecraft non ha realizzato solo qualche romanzo, ma ha dato vita a un intero stile narrativo che ha influenzato tutta la letteratura e il cinema dell’orrore degli anni a venire. Non c’è da stupirsi, dunque, se anche nel mondo dei videogiochi e dei GdR l’autore abbia sempre avuto un posto tutto suo, con titoli che cercano di ricalcare le sue orme per suscitare pure emozioni di paura in chi li prova.
A tal proposito devo rispondere innanzitutto alla domanda che tutti voi vi starete facendo: dalla la moltitudine di titoli validi esistenti (pensiamo in particolare al più noto gioco di ruolo Il richiamo di Cthulhu), dove si colloca l’opera di Hite? C’era davvero bisogno di un altro prodotto che trattasse dei miti di Lovecraft? La risposta a bruciapelo è sì, e provo a spiegarvi il perché.
Iniziamo col dire che siamo davanti a un sistema di gioco diverso dai soliti, ossia il GUMSHOE, creato da Robin Laws nel 2006 e pensato appositamente per gestire avventure investigative (alcuni lo ricorderanno per Esoterroristi, il primo titolo della Pelgrane Press con questo sistema). Già dai primi capitoli di presentazioni le intenzioni sembrano chiare: l’autore ci tiene a sottolineare che questo gioco deve essere rivolto all’investigazione pura. Non si può perdere tempo a cercare gli indizi, bensì bisogna impiegarlo per risolverli. Questi sono sempre a portata di mano: basta solo fare le domande giuste al Master per ottenerli.
