{"id":2347,"date":"2017-01-04T08:03:49","date_gmt":"2017-01-04T08:03:49","guid":{"rendered":"https:\/\/giochiunitiweb.interdigitale.biz\/?p=2347"},"modified":"2026-07-20T08:04:34","modified_gmt":"2026-07-20T08:04:34","slug":"intervista-con-mari-e-santopietro-autori-di-dear-boss-la-prima-espansione-per-white-chapel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giochiuniti.it\/blog\/intervista-con-mari-e-santopietro-autori-di-dear-boss-la-prima-espansione-per-white-chapel\/","title":{"rendered":"Intervista con Mari e Santopietro, Autori di Dear Boss, la Prima Espansione per White Chapel"},"content":{"rendered":"<p><strong>Qual \u00e8 il percorso che vi porta dall\u2019idea di un gioco alla sua realizzazione?<\/strong><\/p>\n<p>La prima cosa \u00e8 quella di fissare gli elementi dati, come in un problema di matematica. Cosa abbiamo in mano? Cosa vogliamo mettere dentro al gioco? Una volta fissati gli elementi dobbiamo capire che \u201cstoria\u201d vogliamo raccontare, che dinamiche vogliamo instaurare tra questi elementi, che tipo di esperienza vogliamo far vivere: \u00e8 un gioco di fuga? \u00c8 un gioco di percorso o di piazzamento? \u00c8 cooperativo o competitivo? Il passo successivo \u00e8 quello di guardarsi attorno, per vedere se la meccanica che abbiamo individuato sia gi\u00e0 stata utilizzata altrove (e soprattutto come sia stata utilizzata) ma soprattutto per raccogliere fonti d\u2019ispirazione e fonti storico enciclopediche (se si sta facendo un gioco collegato alla realt\u00e0 o alla storia). Infine si entra nel vivo: si scrive il regolamento, si realizza il primo prototipo e si comincia a testare, innescando tutto il processo di prove, errori e modifiche che porter\u00e0 alla realizzazione del prodotto finito.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le caratteristiche imprescindibili che deve avere un gioco da tavolo?<\/strong><\/p>\n<p>Un gioco da tavolo deve essere per prima cosa divertente. Sembra ovvio ma non lo \u00e8, anche perch\u00e9 ognuno pu\u00f2 trovare divertente cose molto diverse. Il divertimento che condividiamo appieno deriva solitamente da una buona ambientazione e da una tematicit\u00e0 coinvolgente, in grado di farci sentire \u201cdentro\u201d al gioco comunicandoci delle emozioni legate al lato per cos\u00ec dire narrativo delle azioni di gioco. In\u00a0<i>Whitechapel<\/i>, per esempio, siamo riusciti a raggiungere un buon grado di immersivit\u00e0, che \u00e8 uno dei suoi punti forti. Un\u2019altra importante fonte di divertimento per noi \u00e8 l\u2019interazione tra i giocatori, soprattutto quando \u00e8 di natura deduttiva o psicologica: cercare di capire cosa pensa l\u2019altro \u00e8 un meccanismo che pu\u00f2 portare a effetti esilaranti ma anche molto profondi.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il target di giocatori a cui si rivolgono i vostri giochi?<\/strong><\/p>\n<p>Di norma entrambi creiamo giochi a cui noi per primi vorremmo giocare, quindi i giocatori a cui piacciono i giochi tematici e dall\u2019elevata interazione dovrebbero trovare pane per i loro denti. Abbiamo un occhio di riguardo per i giocatori occasionali, perch\u00e9 non ci riteniamo\u00a0<i>hard gamers<\/i>\u00a0(Gabriele \u00e8 pi\u00f9 bravo, e subdolo, di Luca che gioca pi\u00f9 istintivo, senza pensarci su troppo), quindi cerchiamo di semplificare al massimo le regole, mantenendo comunque un buon livello di profondit\u00e0 di gioco. Le regole di\u00a0<i>Whitechapel<\/i>\u00a0non sono molto complicate, a ben vedere, e la soglia di ingresso non \u00e8 altissima, ma il gioco permette ai giocatori pi\u00f9 scafati di elaborare strategie anche complesse. Un altro target a cui Gabriele si rivolge, anche per motivi familiari, \u00e8 quello dei pi\u00f9 giovani, bambini e ragazzi. Gianluca invece spazia continuamente tra idee sempre pi\u00f9 complesse, elaborate da libri, film e discipline sportive. In che direzione, secondo voi, si sta muovendo il mondo del gioco da tavolo? Ci sono diverse direzioni di sviluppo che si stanno facendo notare: per esempio il fenomeno legacy che abbassa drasticamente la rigiocabilit\u00e0 dei giochi per rendere le partite esperienze uniche; le interazioni con i device (smartphone e tablet) che cercano di riempire il gap con i videogames permettendo funzionalit\u00e0 tutte da esplorare; e la giungla del crowdfunding in cui si punta molto sugli effetti speciali (chili di miniature e mirabolanti gadgets) a scapito quasi sempre della solidit\u00e0 del regolamento. Vedremo quanto saranno fruttuose e quante di nuove ne spunteranno. Il trend che invece ci interessa \u00e8 quello di un sempre maggiore sdoganamento (confermato dai dati di vendita generali) del gioco da tavolo, anche di quello specializzato, verso un pubblico sempre pi\u00f9 ampio. In un\u2019epoca di zombi da telefonino, soprattutto tra i giovani, c\u2019\u00e8 un gran bisogno di sedersi attorno a un tavolo, giocare e divertirsi guardandosi in faccia.<\/p>\n<p><strong>Ci parlate dei vostri progetti futuri?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 sempre delicato e difficile parlare del futuro, anche solo a livello scaramantico. Diciamo che con Sir Chester Cobblepot, oltre a seguire i nostri brand come\u00a0<strong>Whitechapel<\/strong>, stiamo lavorando a una decina, se non di pi\u00f9, di progetti in qualit\u00e0 sia di autori (con qualche idea congiunta) che di sviluppatori, dei generi pi\u00f9 disparati. A livello di idee ci piacerebbe fare un bel gioco investigativo ed esplorare alcune meccaniche collaborative che ancora non hanno dato la loro massima espressione. Gabriele tiene molto anche ad alcuni progetti collaterali come l\u2019utilizzo del gioco da tavolo come strumento educativo in diversi contesti (scuola, autismo, carcere) e come mezzo di valorizzazione territoriale e promozione turistica. Tanta carne al fuoco, ci sar\u00e0 da divertirsi!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 il percorso che vi porta dall\u2019idea di un gioco alla sua realizzazione? La prima cosa \u00e8 quella di fissare gli elementi dati, come in un problema di matematica. Cosa abbiamo in mano? Cosa vogliamo mettere dentro al gioco? Una volta fissati gli elementi dobbiamo capire che \u201cstoria\u201d vogliamo raccontare, che dinamiche vogliamo instaurare tra questi elementi, che tipo di esperienza vogliamo far vivere: \u00e8 un gioco di fuga? \u00c8 un gioco di percorso o di piazzamento? \u00c8 cooperativo o competitivo? Il passo successivo \u00e8 quello di guardarsi attorno, per vedere se la meccanica che abbiamo individuato sia gi\u00e0 stata utilizzata altrove (e soprattutto come sia stata utilizzata) ma soprattutto per raccogliere fonti d\u2019ispirazione e fonti storico enciclopediche (se si sta facendo un gioco collegato alla realt\u00e0 o alla storia). Infine si entra nel vivo: si scrive il regolamento, si realizza il primo prototipo e si comincia a testare, innescando tutto il processo di prove, errori e modifiche che porter\u00e0 alla realizzazione del prodotto finito. Quali sono le caratteristiche imprescindibili che deve avere un gioco da tavolo? Un gioco da tavolo deve essere per prima cosa divertente. Sembra ovvio ma non lo \u00e8, anche perch\u00e9 ognuno pu\u00f2 trovare divertente cose molto diverse. Il divertimento che condividiamo appieno deriva solitamente da una buona ambientazione e da una tematicit\u00e0 coinvolgente, in grado di farci sentire \u201cdentro\u201d al gioco comunicandoci delle emozioni legate al lato per cos\u00ec dire narrativo delle azioni di gioco. In\u00a0Whitechapel, per esempio, siamo riusciti a raggiungere un buon grado di immersivit\u00e0, che \u00e8 uno dei suoi punti forti. Un\u2019altra importante fonte di divertimento per noi \u00e8 l\u2019interazione tra i giocatori, soprattutto quando \u00e8 di natura deduttiva o psicologica: cercare di capire cosa pensa l\u2019altro \u00e8 un meccanismo che pu\u00f2 portare a effetti esilaranti ma anche molto profondi. Qual \u00e8 il target di giocatori a cui si rivolgono i vostri giochi? Di norma entrambi creiamo giochi a cui noi per primi vorremmo giocare, quindi i giocatori a cui piacciono i giochi tematici e dall\u2019elevata interazione dovrebbero trovare pane per i loro denti. Abbiamo un occhio di riguardo per i giocatori occasionali, perch\u00e9 non ci riteniamo\u00a0hard gamers\u00a0(Gabriele \u00e8 pi\u00f9 bravo, e subdolo, di Luca che gioca pi\u00f9 istintivo, senza pensarci su troppo), quindi cerchiamo di semplificare al massimo le regole, mantenendo comunque un buon livello di profondit\u00e0 di gioco. Le regole di\u00a0Whitechapel\u00a0non sono molto complicate, a ben vedere, e la soglia di ingresso non \u00e8 altissima, ma il gioco permette ai giocatori pi\u00f9 scafati di elaborare strategie anche complesse. Un altro target a cui Gabriele si rivolge, anche per motivi familiari, \u00e8 quello dei pi\u00f9 giovani, bambini e ragazzi. Gianluca invece spazia continuamente tra idee sempre pi\u00f9 complesse, elaborate da libri, film e discipline sportive. In che direzione, secondo voi, si sta muovendo il mondo del gioco da tavolo? Ci sono diverse direzioni di sviluppo che si stanno facendo notare: per esempio il fenomeno legacy che abbassa drasticamente la rigiocabilit\u00e0 dei giochi per rendere le partite esperienze uniche; le interazioni con i device (smartphone e tablet) che cercano di riempire il gap con i videogames permettendo funzionalit\u00e0 tutte da esplorare; e la giungla del crowdfunding in cui si punta molto sugli effetti speciali (chili di miniature e mirabolanti gadgets) a scapito quasi sempre della solidit\u00e0 del regolamento. Vedremo quanto saranno fruttuose e quante di nuove ne spunteranno. Il trend che invece ci interessa \u00e8 quello di un sempre maggiore sdoganamento (confermato dai dati di vendita generali) del gioco da tavolo, anche di quello specializzato, verso un pubblico sempre pi\u00f9 ampio. In un\u2019epoca di zombi da telefonino, soprattutto tra i giovani, c\u2019\u00e8 un gran bisogno di sedersi attorno a un tavolo, giocare e divertirsi guardandosi in faccia. Ci parlate dei vostri progetti futuri? \u00c8 sempre delicato e difficile parlare del futuro, anche solo a livello scaramantico. Diciamo che con Sir Chester Cobblepot, oltre a seguire i nostri brand come\u00a0Whitechapel, stiamo lavorando a una decina, se non di pi\u00f9, di progetti in qualit\u00e0 sia di autori (con qualche idea congiunta) che di sviluppatori, dei generi pi\u00f9 disparati. A livello di idee ci piacerebbe fare un bel gioco investigativo ed esplorare alcune meccaniche collaborative che ancora non hanno dato la loro massima espressione. Gabriele tiene molto anche ad alcuni progetti collaterali come l\u2019utilizzo del gioco da tavolo come strumento educativo in diversi contesti (scuola, autismo, carcere) e come mezzo di valorizzazione territoriale e promozione turistica. 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Infine si entra nel vivo: si scrive il regolamento, si realizza il primo prototipo e si comincia a testare, innescando tutto il processo di prove, errori e modifiche che porter\u00e0 alla realizzazione del prodotto finito. Quali sono le caratteristiche imprescindibili che deve avere un gioco da tavolo? Un gioco da tavolo deve essere per prima cosa divertente. Sembra ovvio ma non lo \u00e8, anche perch\u00e9 ognuno pu\u00f2 trovare divertente cose molto diverse. Il divertimento che condividiamo appieno deriva solitamente da una buona ambientazione e da una tematicit\u00e0 coinvolgente, in grado di farci sentire \u201cdentro\u201d al gioco comunicandoci delle emozioni legate al lato per cos\u00ec dire narrativo delle azioni di gioco. In\u00a0Whitechapel, per esempio, siamo riusciti a raggiungere un buon grado di immersivit\u00e0, che \u00e8 uno dei suoi punti forti. Un\u2019altra importante fonte di divertimento per noi \u00e8 l\u2019interazione tra i giocatori, soprattutto quando \u00e8 di natura deduttiva o psicologica: cercare di capire cosa pensa l\u2019altro \u00e8 un meccanismo che pu\u00f2 portare a effetti esilaranti ma anche molto profondi. Qual \u00e8 il target di giocatori a cui si rivolgono i vostri giochi? Di norma entrambi creiamo giochi a cui noi per primi vorremmo giocare, quindi i giocatori a cui piacciono i giochi tematici e dall\u2019elevata interazione dovrebbero trovare pane per i loro denti. Abbiamo un occhio di riguardo per i giocatori occasionali, perch\u00e9 non ci riteniamo\u00a0hard gamers\u00a0(Gabriele \u00e8 pi\u00f9 bravo, e subdolo, di Luca che gioca pi\u00f9 istintivo, senza pensarci su troppo), quindi cerchiamo di semplificare al massimo le regole, mantenendo comunque un buon livello di profondit\u00e0 di gioco. Le regole di\u00a0Whitechapel\u00a0non sono molto complicate, a ben vedere, e la soglia di ingresso non \u00e8 altissima, ma il gioco permette ai giocatori pi\u00f9 scafati di elaborare strategie anche complesse. Un altro target a cui Gabriele si rivolge, anche per motivi familiari, \u00e8 quello dei pi\u00f9 giovani, bambini e ragazzi. Gianluca invece spazia continuamente tra idee sempre pi\u00f9 complesse, elaborate da libri, film e discipline sportive. In che direzione, secondo voi, si sta muovendo il mondo del gioco da tavolo? Ci sono diverse direzioni di sviluppo che si stanno facendo notare: per esempio il fenomeno legacy che abbassa drasticamente la rigiocabilit\u00e0 dei giochi per rendere le partite esperienze uniche; le interazioni con i device (smartphone e tablet) che cercano di riempire il gap con i videogames permettendo funzionalit\u00e0 tutte da esplorare; e la giungla del crowdfunding in cui si punta molto sugli effetti speciali (chili di miniature e mirabolanti gadgets) a scapito quasi sempre della solidit\u00e0 del regolamento. Vedremo quanto saranno fruttuose e quante di nuove ne spunteranno. Il trend che invece ci interessa \u00e8 quello di un sempre maggiore sdoganamento (confermato dai dati di vendita generali) del gioco da tavolo, anche di quello specializzato, verso un pubblico sempre pi\u00f9 ampio. In un\u2019epoca di zombi da telefonino, soprattutto tra i giovani, c\u2019\u00e8 un gran bisogno di sedersi attorno a un tavolo, giocare e divertirsi guardandosi in faccia. Ci parlate dei vostri progetti futuri? \u00c8 sempre delicato e difficile parlare del futuro, anche solo a livello scaramantico. Diciamo che con Sir Chester Cobblepot, oltre a seguire i nostri brand come\u00a0Whitechapel, stiamo lavorando a una decina, se non di pi\u00f9, di progetti in qualit\u00e0 sia di autori (con qualche idea congiunta) che di sviluppatori, dei generi pi\u00f9 disparati. A livello di idee ci piacerebbe fare un bel gioco investigativo ed esplorare alcune meccaniche collaborative che ancora non hanno dato la loro massima espressione. Gabriele tiene molto anche ad alcuni progetti collaterali come l\u2019utilizzo del gioco da tavolo come strumento educativo in diversi contesti (scuola, autismo, carcere) e come mezzo di valorizzazione territoriale e promozione turistica. 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La prima cosa \u00e8 quella di fissare gli elementi dati, come in un problema di matematica. Cosa abbiamo in mano? Cosa vogliamo mettere dentro al gioco? Una volta fissati gli elementi dobbiamo capire che \u201cstoria\u201d vogliamo raccontare, che dinamiche vogliamo instaurare tra questi elementi, che tipo di esperienza vogliamo far vivere: \u00e8 un gioco di fuga? \u00c8 un gioco di percorso o di piazzamento? \u00c8 cooperativo o competitivo? Il passo successivo \u00e8 quello di guardarsi attorno, per vedere se la meccanica che abbiamo individuato sia gi\u00e0 stata utilizzata altrove (e soprattutto come sia stata utilizzata) ma soprattutto per raccogliere fonti d\u2019ispirazione e fonti storico enciclopediche (se si sta facendo un gioco collegato alla realt\u00e0 o alla storia). Infine si entra nel vivo: si scrive il regolamento, si realizza il primo prototipo e si comincia a testare, innescando tutto il processo di prove, errori e modifiche che porter\u00e0 alla realizzazione del prodotto finito. Quali sono le caratteristiche imprescindibili che deve avere un gioco da tavolo? Un gioco da tavolo deve essere per prima cosa divertente. Sembra ovvio ma non lo \u00e8, anche perch\u00e9 ognuno pu\u00f2 trovare divertente cose molto diverse. Il divertimento che condividiamo appieno deriva solitamente da una buona ambientazione e da una tematicit\u00e0 coinvolgente, in grado di farci sentire \u201cdentro\u201d al gioco comunicandoci delle emozioni legate al lato per cos\u00ec dire narrativo delle azioni di gioco. In\u00a0Whitechapel, per esempio, siamo riusciti a raggiungere un buon grado di immersivit\u00e0, che \u00e8 uno dei suoi punti forti. Un\u2019altra importante fonte di divertimento per noi \u00e8 l\u2019interazione tra i giocatori, soprattutto quando \u00e8 di natura deduttiva o psicologica: cercare di capire cosa pensa l\u2019altro \u00e8 un meccanismo che pu\u00f2 portare a effetti esilaranti ma anche molto profondi. Qual \u00e8 il target di giocatori a cui si rivolgono i vostri giochi? Di norma entrambi creiamo giochi a cui noi per primi vorremmo giocare, quindi i giocatori a cui piacciono i giochi tematici e dall\u2019elevata interazione dovrebbero trovare pane per i loro denti. Abbiamo un occhio di riguardo per i giocatori occasionali, perch\u00e9 non ci riteniamo\u00a0hard gamers\u00a0(Gabriele \u00e8 pi\u00f9 bravo, e subdolo, di Luca che gioca pi\u00f9 istintivo, senza pensarci su troppo), quindi cerchiamo di semplificare al massimo le regole, mantenendo comunque un buon livello di profondit\u00e0 di gioco. Le regole di\u00a0Whitechapel\u00a0non sono molto complicate, a ben vedere, e la soglia di ingresso non \u00e8 altissima, ma il gioco permette ai giocatori pi\u00f9 scafati di elaborare strategie anche complesse. Un altro target a cui Gabriele si rivolge, anche per motivi familiari, \u00e8 quello dei pi\u00f9 giovani, bambini e ragazzi. Gianluca invece spazia continuamente tra idee sempre pi\u00f9 complesse, elaborate da libri, film e discipline sportive. In che direzione, secondo voi, si sta muovendo il mondo del gioco da tavolo? Ci sono diverse direzioni di sviluppo che si stanno facendo notare: per esempio il fenomeno legacy che abbassa drasticamente la rigiocabilit\u00e0 dei giochi per rendere le partite esperienze uniche; le interazioni con i device (smartphone e tablet) che cercano di riempire il gap con i videogames permettendo funzionalit\u00e0 tutte da esplorare; e la giungla del crowdfunding in cui si punta molto sugli effetti speciali (chili di miniature e mirabolanti gadgets) a scapito quasi sempre della solidit\u00e0 del regolamento. Vedremo quanto saranno fruttuose e quante di nuove ne spunteranno. Il trend che invece ci interessa \u00e8 quello di un sempre maggiore sdoganamento (confermato dai dati di vendita generali) del gioco da tavolo, anche di quello specializzato, verso un pubblico sempre pi\u00f9 ampio. In un\u2019epoca di zombi da telefonino, soprattutto tra i giovani, c\u2019\u00e8 un gran bisogno di sedersi attorno a un tavolo, giocare e divertirsi guardandosi in faccia. Ci parlate dei vostri progetti futuri? \u00c8 sempre delicato e difficile parlare del futuro, anche solo a livello scaramantico. Diciamo che con Sir Chester Cobblepot, oltre a seguire i nostri brand come\u00a0Whitechapel, stiamo lavorando a una decina, se non di pi\u00f9, di progetti in qualit\u00e0 sia di autori (con qualche idea congiunta) che di sviluppatori, dei generi pi\u00f9 disparati. A livello di idee ci piacerebbe fare un bel gioco investigativo ed esplorare alcune meccaniche collaborative che ancora non hanno dato la loro massima espressione. Gabriele tiene molto anche ad alcuni progetti collaterali come l\u2019utilizzo del gioco da tavolo come strumento educativo in diversi contesti (scuola, autismo, carcere) e come mezzo di valorizzazione territoriale e promozione turistica. Tanta carne al fuoco, ci sar\u00e0 da divertirsi!","og_url":"https:\/\/www.giochiuniti.it\/blog\/intervista-con-mari-e-santopietro-autori-di-dear-boss-la-prima-espansione-per-white-chapel\/","og_site_name":"Giochi Uniti","article_published_time":"2017-01-04T08:03:49+00:00","article_modified_time":"2026-07-20T08:04:34+00:00","og_image":[{"width":1254,"height":1254,"url":"https:\/\/www.giochiuniti.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/placeholder-giochi-uniti-1-1.png","type":"image\/png"}],"author":"estensa","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"estensa","Tempo di lettura stimato":"5 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.giochiuniti.it\/blog\/intervista-con-mari-e-santopietro-autori-di-dear-boss-la-prima-espansione-per-white-chapel\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.giochiuniti.it\/blog\/intervista-con-mari-e-santopietro-autori-di-dear-boss-la-prima-espansione-per-white-chapel\/"},"author":{"name":"estensa","@id":"https:\/\/www.giochiuniti.it\/blog\/#\/schema\/person\/932b89c9d94fde19f9dcd7213d8f1d31"},"headline":"Intervista con Mari e Santopietro, Autori di Dear Boss, la Prima Espansione per White Chapel","datePublished":"2017-01-04T08:03:49+00:00","dateModified":"2026-07-20T08:04:34+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.giochiuniti.it\/blog\/intervista-con-mari-e-santopietro-autori-di-dear-boss-la-prima-espansione-per-white-chapel\/"},"wordCount":752,"commentCount":0,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.giochiuniti.it\/blog\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/www.giochiuniti.it\/blog\/intervista-con-mari-e-santopietro-autori-di-dear-boss-la-prima-espansione-per-white-chapel\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.giochiuniti.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/placeholder-giochi-uniti-1-1.png","articleSection":["Eventi"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/www.giochiuniti.it\/blog\/intervista-con-mari-e-santopietro-autori-di-dear-boss-la-prima-espansione-per-white-chapel\/#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.giochiuniti.it\/blog\/intervista-con-mari-e-santopietro-autori-di-dear-boss-la-prima-espansione-per-white-chapel\/","url":"https:\/\/www.giochiuniti.it\/blog\/intervista-con-mari-e-santopietro-autori-di-dear-boss-la-prima-espansione-per-white-chapel\/","name":"Intervista con Mari e Santopietro, Autori di Dear Boss, la Prima Espansione per White Chapel - 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