Tainted Grail in italiano – Report Game Session Esclusiva

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Il week end del 9-10 novembre, quattro giocatori hanno provato Tainted Grail in italiano nel corso della Game Session Esclusiva organizzata da Giochi Uniti a Modena.

L’iniziativa è stata promossa per valorizzare il ruolo dei giocatori all’interno del settore del gioco da tavolo e per ridurre il gap che spesso si crea tra la comunità di gioco e l’editore.

Per questo motivo, quattro avventurieri sono stati ospitati da Giochi Uniti per un week-end di gioco su una prima versione di Tainted Grail in italiano, contenente la traduzione dell’Almanacco.

Tutti i giocatori provenivano dalle maggiori realtà gravitanti attorno a Tainted Grail: Marco della Tana dei Goblin, Matteo del gruppo Facebook Tainted Grail Italia, Paolo dell’associazione Tre Emme ed infine Giuliano, un giocatore estratto a sorte dalla lista redatta al Lucca Comics&Games 2019.

Tainted Grail in italiano

Il week-end è stato un momento di condivisione e scambio di feedback sul gioco più atteso del prossimo anno, nonché un’occasione piena di divertimento ed eccitazione.

Qui di seguito i protagonisti con i loro eroi!

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Giuliano: Arev, un contadino!



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Marco: Maggot, un druido rinnegato!

 

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Paolo: Ailei, una prostituta!

 

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Matteo: Beor, un fabbro!


Abbiamo intervistato i protagonisti per sapere le loro impressioni sul week-end modenese e sulla prima versione di Tainted Grail in italiano, ecco le loro risposte.

 

Tainted Grail in italiano – Game Session Esclusiva – la parola ai partecipanti

 

Sei d’accordo che sussista un gap tra editori e giocatori?

Giuliano: In molti casi si. Il mondo del gioco da tavolo “adulto” è spesso vissuto come prodotti fatti da appassionati (designer) per altri appassionati (i giocatori). Questo legame però viene spesso interpretato come monodirezionale, dal designer al giocatore.
Quasi mai, al netto del playtesting, ho visto richiedere un feedback alla comunità dei giocatori, che possa aiutare nella produzione del gioco stesso o, per lo meno, delle successive edizioni, notizie di refusi a parte. Ben vengano quindi iniziative di questo genere che permettano agli appassionati di avere un po’ di voce in capitolo!

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Marco: Esiste un gap ma si sta comunque riducendo, grazie a fiere, grazie in generale alla comunicazione, all’interfaccia tra aziende e attività associative e ovviamente anche a iniziative come questa.

Paolo: In parte sì, ma (come anche questa iniziativa ha dimostrato), si sta riducendo.

Matteo: Un gap di questo genere credo esista – come spesso accade anche in altri ambiti e settori – e il motivo principale penso sia dovuto al fatto che il consumatore non viene reso cosciente che la sua soddisfazione è un obiettivo di massima importanza per l’editore.
Grazie al boom del mercato dei giochi da tavolo, di kickstarter e – perché no – anche dei social, questo gap editore-consumatore dovrebbe essere un problema prioritario per chi è portatore di interessi in questo mondo.

Com’è stata la tua esperienza in questa iniziativa Giochi Uniti?

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Paolo: Assolutamente positiva. Innovativo scegliere un gruppo di persone estranee ma accomunate da una passione comune e lasciarle interagire in una situazione esclusivamente dedicata al gioco. TG [Tainted Grail ndr] poi, essendo cooperativo, ha stimolato la creazione di uno spirito di gruppo tra di noi che è stata la vera esperienza da ricordare.

Marco: Ottima, a partire dall’ospitalità, alla compagnia, all’esperienza di gioco in sé.

Giuliano: Molto appagante. Per motivi personali e logistici, non ho la possibilità di dedicare serate al gioco con continuità, figuriamoci interi weekend. Mi sono goduto quindi fino in fondo questa opportunità di rinfrescare un hobby che troppo spesso sono costretto a tralasciare.

MatteoL’esperienza di poter provare un gioco in anteprima così atteso è stata sicuramente positiva, soprattutto per la condivisione di opinioni e feedback.

 

Come ti è sembrato Tainted Grail? Ha rispecchiato le tue aspettative o ti ha sorpreso?

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Paolo: Conoscevo già il gioco grazie alla fama che ha acquisito nell’ambiente ludico. Ha rispecchiato tutte le alte aspettative che avevo. E, talvolta, è andato oltre.

Marco: Bene o male ha rispettato le aspettative. Non mi aspettavo un combattimento così tecnico e non so quanto sia in armonia con un gioco così narrativo, ma in linea di massima il gioco corrisponde all’idea che avevo di lui.

Giuliano: In massima parte, il gioco rispecchia quanto immaginavo dalla campagna kickstarter a cui ho partecipato, ma alcune meccaniche (il combattimento, ad esempio) mi hanno piacevolmente sorpreso.

MatteoHo avuto modo di seguire con costanza e grande interesse la campagna kickstarter e sicuramente le premesse erano allettanti. Per quanto mi riguarda, le aspettative erano focalizzate sull’ambientazione e la narrazione, la prova su strada ha incontrato in parte queste aspettative[…].

Da una parte, la narrazione e le scelte dei giocatori portano a scoprire strade e storie diverse, trasportandoli effettivamente nell’ambientazione arturiana e in tutte le moltitudini di sfaccettature che comprende.
Dall’altra, le meccaniche degli incontri relativi al combattimento e alla diplomazia comportano un’interruzione più o meno lunga del flusso della narrazione perché spesso richiedono l’utilizzo delle carte in maniera molto ragionata.
Due aspetti, quindi, diametralmente opposti. Avrei preferito qualcosa di diverso? Forse sì, forse un sistema di meccaniche più snello e meno ragionato avrebbe potuto non interferire con il flusso dei racconti e la storia che si andava a costruire.

Va detto che principalmente nei primi incontri questo aspetto si è presentato molto marcato – gli incontri richiedevano anche 15 minuti – poi la confidenza con la meccanica è aumentata per tutti e le tempistiche degli incontri si sono ridotte. Quindi, da questo punto di vista, si tratta sicuramente di un gioco in cui questa meccanica va padroneggiata a causa della curva di apprendimento abbastanza bassa.

Qual è l’aspetto del gioco che hai preferito?

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Giuliano: L’atmosfera che trasmette la storia che lentamente si dipana, il senso di incombente disastro, che si riesce spesso a scongiurare solo all’ultimo istante, soltanto per trovarsi subito a doversi affrettare per far fronte al prossimo compito, il non sapere mai da che parte stare.

Matteo: Nonostante quanto detto al punto precedente, ho ritrovato nella narrazione del gioco proprio quello che cercavo. Con storie che si intrecciano, trovano punti in comune e permettono di svelare solo un po’ alla volta i segreti celati dietro all’anomalia che avvolge Avalon.

Marco: Il combattimento. Mi piacerebbe vederlo applicato in altri tipi e generi di giochi.

Paolo: La qualità del prodotto è assolutamente elevata: grafica, materiali, ecc. A parte questo, il gioco comunque ha meccaniche interessanti, coniugate ad una ambientazione ed una storia accattivanti. Quindi non è solo estetica, ma anche sostanza.

 

Infine, qual è il momento del week end che hai preferito (fuori o dentro al gioco)?

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Matteo: Questa è forse la domanda più difficile a cui rispondere perché il weekend è stata una grandissima esperienza. Un’esperienza che mi ha fatto percepire ancor di più come dietro al ruolo dell’editore, spesso e volentieri, non c’è solo un mero “portatore di interessi economici”, ma c’è una vera e propria passione e Stefano in questo è stato davvero chiaro.

Marco: Quello che preferisco del gioco da tavolo come attività ricreativa è la convivialità al tavolo, il conoscere altre persone, interagire con loro, anche non essere d’accordo a volte, ma arrivare lo stesso a una mediazione. Gioco di società è per questo la definizione che più mi piace per il nostro hobby.

Paolo: Il week-end è stato un unico e lungo momento di scoperta: dei materiali del gioco, delle regole, dell’ambientazione. Ma soprattutto delle persone coinvolte nel progetto, che ringrazio per avermi sopportato per due giornate così lunghe!

Giuliano: Il momento epico in cui sono riuscito a friendzonare un mostro avversario (la Bowmaiden).